Nel calderone della musica moderna troviamo un gran numero di stili musicali. Ognuno di essi è contraddistinto da precisi stilemi, sia ritmici che timbrici. È vero che quando si suona già da un po’ si tende a specializzarsi in questo o quello stile (leggi: genere musicale).

Ma un chitarrista moderno davvero preparato non avrà troppe difficoltà a spaziare tra i vari territori sonori. Ogni volta che ci troviamo di fronte ad un chitarrista che passa abilmente dal pop alla leggera, dal blues al flamenco, dall’hard rock all’heavy metal, dovremmo chiederci dove e come abbia imparato a suonare tutte queste cose.

E’ ovvio che tenderemo a suonare sempre maggiormente i generi da noi preferiti o che abbiamo ascoltato di più, essendo il suonare uno strumento una fedele riproposizione di ciò che raggiunse il nostro orecchio. Non è cosa buona, però, restringere troppo il nostro campo d’azione.

Per questo motivo ho sempre ritenuto la versatilità uno dei requisiti migliori che un chitarrista dovrebbe possedere. Non è un segreto che i session man più affermati siano capacissimi di suonare con estro sia cose molto smooth che cose molto heavy. Per raggiungere questo livello di preparazione è necessario che il programma di studi cui ci affida preveda di affrontare tutti gli stili, o quasi, contemplati nella sezione moderna.

Io personalmente adoro chi passa con abilità da un bel reggae in stile Bob Marley, ad una brazilian bossa matrice Antonio Carlos Jobim, fino ad estremizzare i propri mezzi espressivi in un bel metallo alla Megadeth.

Certo, dovrà essere cura dell’insegnante improntare la didattica su questo tipo di mentalità. Ricordo che il mio Maestro mi diceva sempre di non fermarmi ad un solo genere. Ci teneva particolarmente che io sviluppassi quella versatilità che oggi cerco di infondere ai miei allievi.

Ed anche in questo caso, come si sa, generazioni di insegnanti passano il testimone alle successive.